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Blog dello Studio Legale Musella – Sperandeo

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Azione risarcitoria contro il cartello dei produttori di autocarri: vadememcum

Azione risarcitoria contro il cartello dei produttori di autocarri

CHI PUÒ PARTECIPARE ALL’AZIONE CONTRO IL CARTELLO DEI PRODUTTORI DI CAMION?

Possono partecipare all’azione risarcitoria tutti i soggetti che hanno acquistato camion di medie (da 6 a 16 tonnellate) e grandi dimensioni (oltre 16 tonnellate) delle marche DAF, Daimler/Mercedes-Benz, Iveco, MAN/Volkswagen, Volvo/Renault e Scania, immatricolati dal 1997 al 2011.

Il diritto al risarcimento è riconosciuto dalla giurisprudenza nazionale (Cass. civ. n. 2305/2007), da quella dell’Unione (Corte Giust. Ue Caso C295/04), ed oggi anche dalla Direttiva 2014/104/UE, sia agli acquirenti diretti che a quelli indiretti.

Può, pertanto, agire per il risarcimento del danno chi ha acquistato, anche attraverso leasing, i camion sia nuovi sia usati, che siano stati immatricolati nel periodo tra il 1997 al 2011.

Può partecipare all’azione risarcitoria anche chi ha acquistato i suddetti automezzi per il trasporto per conto proprio.

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Protezione dei dati personali: entra in vigore il General Data Protection Regulation (GDPR)

adeguamento privacy gdpr

A partire dallo scorso 25 maggio è applicabile il Regolamento dell’Unione Europea in materia di trattamento di dati personali n. 2016/679 (General Data Protection Regulation – GDPR) che introduce nuovi principi, nuove prassi operative e più diritti per gli interessati del trattamento. Il GDPR prevede un  livello uniforme di protezione dei dati personali in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, al fine di eliminare il divario normativo attualmente esistente, consentire una migliore circolazione delle informazioni e facilitare le attività economiche tra le imprese e gli enti che operano sul territorio europeo, garantendo maggiore certezza giuridica.

Trattandosi di una norma che ha efficacia diretta piena, la sua entrata in vigore determina l’automatica applicabilità delle norme in esso contenute nei confronti di tutti i cittadini di uno Stato membro. Pertanto è fondamentale adeguarsi alle disposizione del GDPR onde evitare di incorrere nelle elevatissime sanzioni pecuniarie dallo stesso previste. Allo stesso tempo, però,  il GDPR sancisce espressamente che gli Stati membri restano comunque liberi di mantenere o introdurre norme nazionali, al fine di specificare ulteriormente l’applicazione delle disposizioni contenute nel GDPR.

Occorre evidenziare che le disposizioni del GDPR si applicano in combinato disposto con la legislazione nazionale in materia di protezione dei dati che ha dato attuazione alla direttiva 95/46/CE, attualmente abrogata dal GDPR.

Nell’ordinamento giuridico italiano, tale normativa nazionale è costituita in primo luogo dal Codice per la protezione dei dati personali (d.lgs. n. 196/2003). Allo stesso tempo, però, esistono anche diverse normative speciai relative a specifici settori del diritto che contengono norme su particolari casi di trattamento dei dati personali, le quali continueranno ad avere efficacia se conformi al GDPR.

In funzione dell’applicazione del GDPR in Italia, coloro i quali si erano già adeguati al Codice privacy italiano potranno limitarsi ad una valutazione atta a verificare che le azioni intraprese  (es. informative, richieste di consensi, misure di sicurezza, portabilità dei dati, permessi sui dati, monitoraggio, ecc.) rispondano a quanto richiesto dal GDPR. Al contrario, per coloro che non hanno mai eseguito operazioni di adeguamento alla disciplina privacy nazionale dovranno rapidamente attivarsi per introdurre tutte le misure opportune affinché la propria attività sia conforme al GDPR.